Partiamo dalla fine, “Ciao Alda… grazie di tutto”. Ce la spieghi?
SIMONE CRISTICCHI - Ovviamente mi riferisco alla poetessa Alda Merini. Ho avuto modo di conoscerla mentre stavo preparando il mio documentario e da allora abbiamo legato molto. Ci siamo sentiti spesso al telefono dove di recente mi aveva dettato delle poesie bellissime che custodisco come un tesoro.
“Dedicato con amore a Sara e Tommaso, miei inestimabili gioielli”. Avere una propria famiglia aiuta il tuo equilibrio umano ed artistico?
SIMONE CRISTICCHI - Assolutamente sì. Mi facilita il rimanere coi piedi per terra. In questa lavoro si viaggia molto e si incontrano molte persone e perdersi non è impossibile ma, quando si ha un punto di partenza come la propria famiglia che è anche la propria responsabilità, si può evitare il peggio. Di Tommaso poi sono già fiero perché dimostra di amare molto la musica e di essere predisposto in questo senso.
Ringrazi tutta la Sony. Quant’è importante potersi esprimere col supporto di una major?
SIMONE CRISTICCHI - Moltissimo. Io forse sono l’ultimo cantautore ad aver usufruito di una struttura di questo tipo perché ora tutte le forze della discografia sono concentrate sui talent-show. Sono riconoscente alla Sony anche perché segue ogni mia sfaccettatura assecondandomi sempre. Presto esordirò con un monologo molto impegnativo, per esempio, e in Sony sono tutti eccitati.
Citando “Francesco Assolo Migliacci” chiudi con “Stràpia”. Cioè?
SIMONE CRISTICCHI - “Stàpia” è un modo di dire che significa “stra piace”, cioè piace molto. Personalmente non lo uso molto ma ci scherziamo sopra per ironizzare sul mazzo che io e Francesco ci facciamo da anni per questo progetto.
In che senso “Francesco Musacco ha sempre una coperta di lana per le tue canzoni”?
SIMONE CRISTICCHI - Francesco Musacco è da sempre l’arrangiatore dei miei pezzi. Li veste di suoni e il suo apporto è essenziale perché, a volte, in quella fase si può perdere la potenzialità di un brano per colpa di un brutto lavoro in studio. Il suo nome nell’ambiente è stimatissimo ma io vorrei che si iniziasse a scoprire che Francesco è anche un grande pianista, sullo stile di Sakamoto.
Come hai fatto la “Storia” con Gianluca Guido?
SIMONE CRISTICCHI - Gianluca Guido ha seguito la mia promozione dalla prima uscita discografica in Sony fino al Festival di Sanremo che ho vinto. La mia storia artistica passa inevitabilmente da lui che è tornato con i sì delle radio per “Vorrei cantare come Biagio Antonacci” e poi con altri importanti successi che mi hanno consentito di arrivare dove sono.
Quali sono i “chilometri metaforici” che hai percorso con “Stefano Bruno Iacovitti”?
SIMONE CRISTICCHI - Stefano è il mio road manager, cioè la persona che fisicamente ti accompagna in giro per l’Italia durante la promozione. Insieme abbiamo percorso tanti chilometri veri ma, chiacchierando per ore, anche molti chilometri metaforici. Inoltre Stefano è “Bruno”, il protagonista della ghost-track dell’ultimo album.
Scopriamo che, grazie al “Prof. Marcello Teodonio” ti sei innamorato de “Li Romani in Russia” di Elisa Marcelli. Ti senti di consigliarlo ai nostri lettori?
SIMONE CRISTICCHI - Credo che ogni romano dovrebbe averne una copia in casa. È stata una lettura unica ed emozionante e ti consente di scoprire la guerra da un punto di vista umano e quindi ridicolo.
Immancabile la citazione per “il Coro dei Minatori di Santa Fiora”. Si capisce quando parli di “emozioni” e di “vino” ma “l’anarchia” ce la spieghi meglio?
SIMONE CRISTICCHI - Fa parte della natura del coro ed è simboleggiato da quel fazzoletto rosso che portano tutti al collo. Il fazzoletto, poi, serviva per riparare la bocca quando si scendeva nelle profondità ma è un segno di protesta di chi non accetta le imposizioni dall’alto.
Ringrazi tanti colleghi ma pochissimi del giro romano. Hai allargato i tuoi orizzonti?
SIMONE CRISTICCHI - Ho viaggiato e sto viaggiando molto. Ogni volta che incontro un collega mi arricchisco molto e di questo sono grato. Penso all’incontro con Manuel Agnelli, per esempio.
Spunta il nome di “Mogol” e del “CET” che fanno parte della nostra squadra. Che rapporto hai avuto con loro?
SIMONE CRISTICCHI - Un rapporto unico e speciale che è ancora in piedi. Il mio produttore, Francesco, per motivi familiari, è legato a Giulio Mogol e quindi mi è capitato di conoscerlo. La sua concretezza la prima volta mi ha spiazzato ma poi, conoscendolo, ho scoperto una persona straordinaria. Parte della lavorazione dell’ultimo disco l’abbiamo ultimata lì.
Chi ti auguri di ringraziare in futuro, con chi sogni di collaborare?
SIMONE CRISTICCHI - Sogno un duetto con Francesco De Gregori. Sarebbe qualcosa di straordinario per me perché la stima nei suoi confronti è infinita. Chissà se leggendo di questo mio desiderio su UBIX non prenda vita qualcosa.
Chi ringrazi per la tua formazione musicale?
SIMONE CRISTICCHI - Il mistero è svelato già dalla risposta precedente. Francesco De Gregori è il cantautore che mi ha fatto capire cosa significhi scrivere d’autore.
Il grazie più importante?
SIMONE CRISTICCHI - Il grazie più importante va alla vittoria del Festival del 2007. Non è certo per autolodarmi che lo dico ma perché da quella notte magica ho capito che quello che sognavo di fare con la musica era possibile farlo nella realtà.
Artista: Simone Cristicchi
Album: Grand Hotel Cristicchi
Etichetta: Sony Bmg Music
Anno: 2010
Sito ufficiale: www.simonecristicchi.it
(Corinna Nicolini)