| MUSIC-BOOK STATION di DARIO SALVATORI: luglio/agosto 2010 |
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Non è esagerato definire David Byrne un intellettuale. E’ certamente un musicista colto e intelligente, in grado di mettere in piedi un notevole progetto come i Talking Heads e in generale di movimentare non poco la scena musicale degli anni Settanta e Ottanta. Ma oggi vuole essere preso in considerazione per i suoi nuovi interessi: fotografia, installazioni, musical, opere concettuali. La sua parabola artistica, con le dovute proporzioni, somiglia a quella di Lucio Dalla. Il loro credo è diversificare. Del resto quello che fanno molti imprenditori. C’è sicuramente sincerità e credibilità in ciò che fanno ma affiora soprattutto l’incapacità di scrivere grandi canzoni, che è quello che tutti si aspetterebbero. David Byrne non sfugge alla regola, che fra le altre cose prevede anche la possibilità di scrivere libri. “Diari della bicicletta” presenta una prevedibile esegesi delle due ruote, con qualche buona intuizione ma con una scoraggiante presenza di luoghi comuni (“La bicicletta è il mezzo di trasporto più usato al mondo”, “La bicicletta è stata il mio principale mezzo di trasporto a New York fin dai primi anni Settanta”). Fortunatamente Byrne non parla solo di bici e di urbanistica tiranneggiata dall’automobile, ma anche di musica e quando lo fa è di nuovo acuto e polemico. Con grande capacità. Le sue osservazioni – in parte a pedali – riguardano soprattutto le innumerevoli città in cui ha vissuto e lavorato e qui il libro rischia di somigliare molto al celebre “Diari della motocicletta” di Che Guevara. La capacità di descrivere il suo “travelogue” da Detroit a New York fino alla natia Dumbarton è sensazionale. Fortunatamente il libro non parla solo dell’andare in bicicletta ma soprattutto di arte, o meglio della decadenza dell’arte nella società contemporanea, ma anche di religione e di kitsch, di politica e di viaggi, insistendo molto sulla “qualità della vita”. Sean O’Hagan dell’”Observer” ha scritto: “E’ un libro coinvolgente: in parte diario, in parte manifesto. Sarebbe interessante un approfondimento sui rischi della bici, ma finchè Iggy Pop non scriverà il suo diario della bicicletta, il giudizioso libro di David Byrne può essere considerato molto soddisfacente”. In tutto questo ci si accorge che la musica e più che altro le canzoni non rappresentano più la centralità artistica di Byrne, e questa non può essere considerata una buona notizia. Soprattutto per i fans dei Talking Heads che lo hanno adorato per le sue innovazioni e per l’indubbia capacità di essere artista eccentrico ma molto popular. Libro di musica: DIARI DELLA BICICLETTA Autore: DAVID BYRNE (Dario Salvatori) |
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