| LA MACCHINA DEL TEMPO: le buste sorprese anni 80 |
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![]() Con l’avvicinarsi delle vacanze, mi sono ricordato di una tradizione estiva molto importante: quella di comprare le Buste Sorpresa dal giornalaio nei luoghi di villeggiatura. Perciò vi propongo un breve excursus su uno dei motivi di gioie e dolori (soprattutto questi ultimi quando trovavi vaccate) che per tanti anni ci hanno regalato le buste magiche.
Ovviamente il malefico marchingegno era disponibile versione maschietto e femminuccia.
Nel primo caso c’era l’immancabile macchinina di plastica fatta malissimo, qualche soldatino (Atlantic all’inizio ma poi anonimi), un albo da colorare, una pistola ad acqua, uno yo-yo, figurine varie, fumetti, gli album magici (quello in cui l’inchiostro cambiava colore a seconda di dove scrivevi) e anche… maschere di carnevale (mi è capitata lo giuro). Le signorine, invece, trovavano le classiche gommine profumate, qualche bambolaccia inquietante, i pettinini, i pennarelli magici, i trasferibili (cloni dei trasferelli), palloncini, monili e adesivi vari. Questi ultimi erano unisex come le pipette Magic-ball, quelle in cui ti veniva un enfisema per cercare di tenere il più possibile la pallina sospesa in aria. Il gioco più bello, però, oltre allo scartare il bustone, era ovviamente tastare tutte le confezioni per cercare di capire cosa c’era e scegliere poi – accorgendosi con estrema delusione di non averci capito nulla – quella che sembrava più invitante. Il 90 per cento del materiale contenuto, poi, finiva immancabilmente nelle bancarelle che tutti i ragazzini che si rispettavano tenevano il pomeriggio nei luoghi di ritrovo (non erano infrequenti le società a due o più venditori). Oltre agli scarti, però, si potevano trovare cose molto interessanti tipo la figurina che ti mancava per completare l’album (tu avevi speso miliardi alle edicole e avevi un mazzo enorme di doppioni e trovavi l’oggetto del tuo desiderio a due lire), vecchi fumetti (soprattutto Topolino, Almanacco Disney, Soldino e Tirammolla), o anche i gioielli di qualche madre disattenta che non aveva controllato preventivamente la mercanzia da esporre. Tornando però alle buste, il fenomeno nacque da un prodotto che poi diede il nome a tutto il genere: “La Busta Gran Sorpresa”. Il suo slogan, riportato dietro alla confezione era “Ragazzi!!! Aprite la busta, troverete tante novità” ed era venduta al modico prezzo di 100 lire. Per la stessa cifra si poteva comprare anche I fumetti neri con adesivi. Poi arrivarono i prodotti “ricchi”, come il Sorpresone o il Bustone delle meraviglie, che costavano 500 lire. Infine, da che gli stessi prodotti erano venduti in ogni stagione, cominciarono ad arrivare le buste “mirate” alle feste comandate (soprattutto pasqua e natale). Nel primo caso il contenitore era a forma di uovo, nel secondo di pacco con tanto di fiocco. Chiaramente azzurro o rosa. Per concludere, allora non ci pensavamo e rimuginavamo sui nostri errori nel “tastare” le buste rimanendo nella nostra delusione-frustrazione, ma non ci rendevamo conto che facevamo una buona azione per l’Italia. Infatti contribuivamo all’incremento del Pil e a far lavorare tanta gente, dato che al loro interno c’erano prodotti ormai fuori dal mercato perché invenduti o vecchi. Detto ciò, saluto e vi rimando a settembre per la prossima avventura ottantesca. Ciriciao Gente. (Francesco Bussoletti) |
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