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FREE-PASS: Primavera Live 2010 |
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Certamente saranno arrivati anche a voi molti rimandi tardo bucolici dei mitici festival rock degli anni settanta. E l’amenità di certi racconti vi avrà trovato magari freddi e anaffettivi.
Ma l'Arcadia della musica è tornata nell’Europa contemporanea e per 3 giorni (dal 27 al 30 maggio più alcune gustose anteprime e nostalgici strascichi) ha avuto fissa dimora al Parc del Forum di Barcellona.
Il Primavera Sound 2010, oltre ad offrire molto del meglio del panorama musicale presente e futuro, è un'esperienza di condivisione che in certi lidi ci sogniamo.
In un'area prospiciente il mare, dall'architettura vagamente post-industriale, con un tramonto impagabile e tanta bella gente intorno, si sono succeduti almeno un centinaio di gruppi e interpreti della new-wave rock e pop mondiale, in tutte le sue sfumature. Dall'elettronica al reggae, dal folk al noise. Fare un report di tutti i live sarebbe impossibile, soprattutto avendo 30 anni e la schiena a pezzi. Col senno di poi sappiamo di aver perso certamente molto, magari il meglio.
Eppure. Eppure tra il pop orchestrale (per numero di elementi e composizione musicale) dei Broken Social Scene, la dance alternativa dei Delorean, il noise dei Fuck Buttons, l'indie puro dei Pavement, si innestavano con precisione il mood oscuro degli XX, il punk rock dei Big Pink (seppure con problemi di sound check), i coretti in falsetto dei superlativi Wild Beasts e la sorprendente carica dei ballabili Sleigh Bells. E questo solo per il primo giorno. Imperdibile Victoria Legrand, la Lady Oscar con voce baritonale che milita nei Beach House (il 14 luglio a Roma, non perdeteveli, vi stregheranno), i classici Pixies (su tutte la versione live di Caribou), la classe acustica e corale degli Yeasayer. Deludente il cervellotico Panda Bear. L'arena straripante si è afflosciata rapidamente. Divertente il pop di Spoon e Dum Dum Girls.
Da non perdere il trash punk-reggae-ska delle attempate Slits, vestite come per andare a fare la spesa. Esilarante performance dei fighetti Drums, pupilli (a ragion veduta) dell'enfant terrible della moda Hedi Slimane.
Built to Spill da menzionare fra i migliori. Vero roots americano fatto come si deve. Impossibile non citare lo spettacolo faraonico messo in piedi dai Pet Shop Boys: cubi post-sovietici, animazione psichedelica, proiezioni abbaglianti e una marea riconoscente che cantava all'unisono. E pazienza per le code interminabili agli stand delle più svariate tipologie di junk food mai viste in natura, pazienza per la semi totale immobilità notturna dei taxi catalani. Pazienza per le vie dello shopping ben poco frequentate. Se non volete perdervi l’esperienza (e vi assicuro che sarebbe delittuoso) sappiate che comprando il biglietto prima che esca la line-up si spende la metà. C’è da avere fiducia.
Recensione live:
Primavera Sound 2010 al Forum di Barcellona, dal 27 al 30 maggio 2010
(Enrica Murru)
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