Una Roma caldissima ha accolto l’inizio del tour Stadi 2010 del rocker di Correggio. Tutto inizia alle ore 21 in punto, quando appare sui maxi schermi un orologio per scandire l’ultimo quarto d’ora di calma prima della bolgia.
La band sembra un gruppo di ragazzi che, dopo le prove in cantina, si ritrovano di colpo sul palco. Il primo gran boato è riservato a Federico Poggipollini, il secondo ovviamente a Ligabue che parte tiratissimo con i primi tre pezzi della tracklist dell’ultimo album “Arrivederci, Mostro!”. Si passa poi, con un salto di 20 anni all’indietro, a cantare le suggestioni del primissimo album di Ligabue. Sebbene le nuove canzoni siano state ben recepite dal pubblico, sono per lo più i vecchi pezzi a far andare fuori di testa l’Olimpico, scatenato su “Bambolina e Barracuda”, bagnato su “Piccola stella senza cielo” e su “Certe Notti”, adrenalinico su “A che ora è la fine del mondo”. Luciano è in grande forma. Interagisce alla grande con la platea in delirio che invaso la capitale. Da notare le animazioni sugli schermi che sottolineano con le immagini la storia d’Italia.
Su tutti, Liga a aprte, brilla come al solito il solito Poggipollini agitatore di folle e di donne che entra al momento giusto, anche in veste di seconda voce, ma lascia delusi tutti quelli che sognavano il suo petto glabro in bella mostra.
Unico neo della serata è stato quando una ragazza viene fatta salire sul palco. Passeggiata mano nella mano con Ligabue e arrivo su di una poltrona in vimini con comodo cuscino bianco. Da lì è stata appena il tempo di godersi lo show nel tempo di una canzone ma questo “fuori onda” non è stato accolto nel migliore dei modi da una parte del pubblico sulle tribune che, inspiegabilmente, ha smadonnato e fischiato ininterrottamente fino all’inizio della canzone. Classica invidia ma cosa stupida. La ragazza che ha raggiunto il palco ed è entrata nel contesto dello show rappresenta un simbolo, è il fan che supera la barriera tra lui e l’artista e dovrebbe generare un desiderio di impersonificazione piuttosto che di vendetta.
A parte questi tre minuti di generale follia il live è da urlo. Ligabue a Roma sembra stare bene e, quando sta bene, trova più facilmente il giusto feeling con il pubblico che a sua volta ricambia con entusiasmo. Risultato? Lo show non è ingessato, è partecipato.
Il concerto memorabile si chiude all’insegna della speranza. Dopo aver ringraziato per l’ottima accoglienza “tra le tette di Roma”, infatti, il Liga invita tutti a non mollare, a “tenere botta” malgrado i tempi duri e i problemi che, bene o male, toccano tutti. Se il buon giorno si vede dal mattino… si prevede un tour riuscitissimo per il rocker dagli stivali da cow-boy.
Recensione live:
Ligabue allo Stadio Olimpico di Roma, il 10 luglio 2010
(Ebu)
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