| FREE-PASS: I Fratelli Calafuria |
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Era ora. Il primo album dei Fratelli Calafuria si è fatto attendere. Incuriositi dal videoclip di “Di getto”, nettamente in anticipo rispetto al disco, ci si è subito preoccupati di procurarsi il master, legalmente, già nel 2007. Ma “Senza titolo. Del Fregarsene di tutto e del non fregarsene di niente” esce solo nel 2008. Facile quindi che quando viene annunciato il loro concerto a Rende si sia talmente entusiasti da arrivare in anticipo rispetto alla fila.
A dire il vero, il B-side, prestigioso club che si è contraddistinto in tutta la penisola per un programmazione intensa e indipendente, non è stracolmo, al contrario del solito; ma di gente ce ne è. I Fratelli si aggirano nella sala con aria scanzonata e anonima, mimetizzati tra il pubblico, calmi, emozionati e con qualche postumo da tour sotto le arcate oculari. Attaccano i Ministri. Molti sono lì per loro e per quella energica mistura di rock impegnato ad alto voltaggio che esce potente dalle casse e ha il coraggio di esprimersi addirittura in una cover dei primi Black Sabath. Bravi , ma la curiosità che ci ha condotto in quelle circostanze è saziata solo dopo, quando sul palco salgono i Calafuria. Constatare che esistono davvero è già una soddisfazione. Ma è solo l’inizio. Quando parte “L’amico di plastica” i perché trovano un senso e Milano sembra il crocevia di un percorso ancora in fieri. Chi non ha letto “Costretti a sanguinare” non sa quale sia la differenza tra punk e punx, distinzione essenziale per comprendere alcuni nessi storici. Chi non è stato adolescente tra gli ’80 e i ’90 stenta a scindere quel crogiolo di elementi ritmico-armonici che si intrecciano nel sound del trio meneghino. Chi invece è in sintonia con tutto questo, pur non essendo l’uomo gatto, la indovina con tre: wow. Prince e Jacko si fanno falsetto isterico tra toni presi in prestito dal ’77 londinese. I pezzi sono schegge impazzite che si susseguono in scaletta con le tempistiche inaugurate dai Ramones. C’è funk, ma frastornato da tante di quelle cose da rapire anche chi non ci vede altro che il rock là dentro. Vocalizzi che richiamano i primi rave, l’acid-house di Dj Pierre e i bagliori di una seconda, sintetica estate d’amore. Innesti posticci.
recensione live:
sito ufficiale:
(Stefano Cuzzocrea) |
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